Ritratto D'Autore

Un acuto spirito di osservazione ed i fumetti, furono i grandi ispiratori del giovane Giorgio Pilla instradandolo in quella che sarebbe stata la sua via all’ Arte.

Anni spesi nelle visite ai grandi Musei, Chiese, Gallerie d’Arte, letture specializzate, poi gli studi ed il conseguimento del Diploma artistico.

Le prime partecipazioni a Concorsi e Mostre Collettive e Personali.

 

Gli anni sessanta lo videro agire prevalentemente nel campo del figurativo, una sorta di passaggio obbligato attraverso il quale assaggiare le proprie capacita’ ma, soprattutto, la propria inventiva.

E proprio nelle opere di quegli anni si leggono i prodromi di quella che sarebbe stata la via futura da seguire.

 

Nasceva cosi’ il suo “espressionismo” : una pittura gestuale che seguiva l’attimo creativo con un’azione immediata sulla tela, emozioni vissute in diretta, colori densi, spesso spatolati, per dare vita a visioni animistiche, piu’ che a paesaggi, a masse cromatiche accattivanti, piuttosto che nature morte.

Ma il suo spirito innovativo incombeva, la sua voglia di ricercatore non poteva fermarsi li’.

Nascono, all'inizio degli anni settanta, le prime opere lavorate con lacche a spruzzo, una voglia di sintesi formale per "scrivere" racconti lunari puliti, senza sbavature, pura poesia visiva, un momento di ristoro per un animo convulso che cercava nella pittura un rifugio dall’assalto della quotidianita’.

 

Verso la fine del decennio la voglia di "classicismo" lo porta a misurarsi con i suoi amori giovanili e nascono le tele di sapore surrealistico e metafisico, ove alla grande tecnica unisce una fantasia immaginativa con il risultato di una produzione dal grande impatto visivo sostenuto da un importante contenuto letterario e spirituale.

 

L’avvento degli anni ottanta lo vede impegnato in una nuova sfida artistica.

Memore del suo essere un creatore si accinge a dar vita ad una sorta di pitto-scultura con la quale manifestare i propri pensieri, le proprie emozioni.

Tele di grandi dimensioni sulle quali vengono stesi impasti materici che egli scolpisce con l’aggiunta, spesso, di frammenti vitrei ed altri tipi di collage.

Esecuzioni ardite che ricordano, talvolta, le preistoriche incisioni rupestri.

Inni d’amore alla Natura e denunce di catastrofi ambientali.

Lavori che catturano l’attenzione del pubblico ed il plauso della critica per circa due decenni.

L’alba del duemila lo ritrova alle prese con il suo istinto di pittore dalla pennellata veloce ed incisiva e con un motivo da sempre racchiuso nel cuore: la sua Venezia.

 

La Citta’ "amante" viene descritta, finalmente, con l’amore misto alla disperazione di chi la vede passo, passo distrutta da interessi e speculazioni di figli degeneri, che nulla hanno a spartire con chi, come il nostro, ha corso per calli e campielli invasi non da torme di turisti frettolosi e sbraccati, ma da coetanei che come lui sognavano un futuro ben diverso per la loro amata madre di pietra galleggiante.

 

Questo racconto non finisce qui, da Giorgio Pilla ci si puo’ aspettare di tutto, l’Arte dentro di lui non ha confini.

 

E. Z.

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